AIA PARMA: RTO con Giuliana Guarino

Ha un sorriso che ti invoglia ad ascoltare. Giuliana Guarino è un po’ emozionata: la componente della Commissione Arbitri Interregionale, come lei stessa ha riconosciuto “è una delle prime riunioni tecniche che tengo. Ma mi sento in famiglia”.

Davanti ad una sala riunioni attenta e partecipe, dopo la breve introduzione del presidente Matteo Comastri, l’ex assistente internazionale ha prima brevemente relazionato sull’attività della Commissione di cui fa parte, poi ha fatto vedere e commentato vari filmati aventi come tema la prevenzione e la gestione delle proteste in campo e in panchina.

“Fare solo teoria serve a poco – spiega la Guarino – anche perché il far vedere cosa succede nei nostri campionati è la migliore spiegazione che possiamo dare ai giovani arbitri e agli osservatori. Ecco perché abbiamo creato una sorta di archivio con tantissimi episodi, spiegati e commentati, tratti direttamente dalle gare da noi designate. È il vantaggio di avere a disposizione una videoteca praticamente infinita attraverso il web che, ormai, riversa in rete immagini dai campi di qualsiasi categoria”. È piaciuta la gestione interattiva della serata, con i ragazzi in aula chiamati ad esprimere la loro opinione su aspetti soprattutto comportamentali della prestazione arbitrale. “Il modo di rapportarsi ai calciatori in campo ed a coloro che si trovano in panchina può essere una chiave importante, un modo per arrivare al successo in una direzione di gara. Non si può essere passivi e consentire ad alcuni giocatori, specie quelli più esperti, di “impossessarsi” della conduzione della gara, ma nemmeno si possono adoperare modi che si scontrano con il rispetto che si deve ad ogni persona. Autorevole, ma non autoritario: capisco che possa trattarsi di una definizione abusata, ma è proprio quello che ci vuole nelle categorie, come quelle designate dalla CAI, in cui le gare sono tutte o quasi le più importanti di giornata”.

Chiosa finale: “I direttori di gara che cerchiamo di far crescere sono tutti molto giovani, poco più che ragazzi. Chiaro che possano incorrere in qualche errore, ma bisogna ricordarsi che basta poco per distruggere, dal punto di vista psicologico, ciò che si è cercato faticosamente di creare”.