Sezione di Parma
La visita del CRA

Sembra di vederlo ancora in campo, Sergio Zuccolini. In compagnia di una bandierina ha girato mezzo mondo accomodandosi spesso, da ufficiale di gara, al salotto buono del calcio . Come nel 2000 agli europei di Belgio e Olanda o come in tanti mercoledì da Champion’s League, tra i grandi campioni del pallone. “Per leggere il suo curriculum impiegherei il tempo di mezza riunione tecnica. Soprassediamo.” – ha chiosato scherzosamente Fausto Avanzini, nel ruolo di impeccabile padrone di casa. E allora ha preso la parola Zuccolini, presidente dal 4 Luglio del CRA Emilia Romagna, in visita alla Sezione di Parma accompagnato da Mauro Bernardoni, componente assistenti, Vincenzo Algeri, componente amministrativo, e Tito Stampacchia, collaboratore per il Calcio a 5. Parla a braccio, Zuccolini: il suo è un intervento che realizza un bel mix tra regolamento e motivazione, tra aspetto tecnico e comportamentale della figura arbitrale. Davanti alla numerosa platea (rappresentato anche il Comitato Nazionale nella persona del componente Erio Iori), il Presidente non predica teoria, ma  porta direttamente sul campo di gioco e  fa vivere la gara. “Guardate, è importante essere qui perché il CRA è solo l’anello di congiunzione tra gli Organi Tecnici Nazionali e le Sezioni che sono e restano la base vitale del nostro movimento. Senza Sezione non c’è reclutamento e, quindi, nemmeno direttori di gara da mandare in campo. Noi vogliamo che ogni arbitro si senta a casa nella propria sezione, che qui possa crescere come persona e formarsi, imparare a stare in campo. Non smettete mai di fare regolamento, discutete, aggiornatevi: è la prima pietra che serve per fare di voi degli arbitri credibili, delle persone rispettabili”. Poi il discorso scivola su come muoversi sul terreno di gioco. “Se ci si sposta male, si vede male o almeno non si vede al meglio di come si potrebbe. E se si vede male si fischia quasi sempre male, con il beneficio del dubbio. Non possiamo limitarci a ragionare in termini probabilistici nella direzione di una gara: non dobbiamo cullarci sul fatto che l’errore è fisiologico, ma impegnarci per limitarlo al minimo”. Ecco, quindi, il riferimento esplicito all’aspetto comportamentale. “ E’ necessario rendersi conto che non serve rendere le cose difficili per sembrare bravi. Riscoprite la semplicità nel vostro ruolo. L’arbitro ha il dovere di seguire la gara, di leggerne velocemente ogni eventuale cambiamento, di vigilare giustamente sul rispetto delle regole, ma non è lui che deve fare l’incontro, questo è compito dei calciatori. Perciò non si deve andare in campo tesi e preoccupati: se si è preparati non si ha nulla da temere”. Il consiglio da buon padre, oltre che da ex assistente top, arriva subito dopo. “Tutto quello che ho detto serve a poco se non avete motivazione, se non sentite abbastanza ciò che andate a fare sul campo, se non avete la mente libera e la voglia di emergere. Tanti di voi sono ragazzi che possono ricevere delle soddisfazioni dall’arbitraggio: abbiate entusiasmo, allora, non tensione. Ricordatevi che è pur sempre un hobby, non un obbligo”. Uno sguardo anche alla situazione di assistenti e osservatori. “Oggi fare l’assistente è difficile. Serve massima concentrazione per tutta la gara, il momento in cui ti distrai può essere quello decisivo e può cambiare il senso della tua prestazione. Concentrazione che non deve, però, diventare precipitazione, che spesso conduce a valutare male situazioni meritevoli di un pizzico di riflessione in più. Giudicare una posizione di fuorigioco significa pesare una molteplicità di aspetti che, ormai, vanno ben oltre la classica dicitura di trovarsi al di là della linea del pallone e del penultimo difendente. Agli osservatori, invece, chiediamo di esprimersi sulla futuribilità dell’arbitro: la nuova scala di valutazione va proprio in questa direzione. Bisogna seguire un metodo anche nel colloquio post-gara: è l’osservatore che deve trasmettere qualcosa all’arbitro, non solo da un punto di vista prettamente tecnico ma anche umano. Proprio per monitorare la situazione abbiamo significativamente incrementato le covisionature”. Dopo il Presidente ha preso la parola Tito Stampacchia, autore di un apprezzato intervento sul calcio a 5: dalla concentrazione dei contatti in un’area limitata alla loro valutazione, dalla prontezza di riflessi alla gestualità codificata dell’arbitro comunicatore. “L’arbitro non può costituire la pallina impazzita in un flipper ma deve essere sempre lucido”, è stata al sua frase chiave. Prima di ogni discussione tecnica, però, due momenti essenzialmente umani:  Paolo Bitonti di Bologna (accompagnato dal presidente della sua sezione Antonio Aureliano) ha ricevuto il premio sezionale, riservato al miglior arbitro regionale della passata stagione, intitolato all’indimenticato Nando Orsi di cui Maurizio Isola ha tracciato un breve e commosso profilo. “Aveva stile, garbo e umanità. E’ stato un po’ un padre per tutti noi e non solo da un punto di vista arbitrale. Ci accompagnava al campo quasi fossimo suoi figli. Consegnandoti questo premio ti auguriamo di poter onorare nel giusto modo il suo nome”.  Una pergamena ricca di significati, invece, per Giuliano Tartarotti, che ha festeggiato i 50 anni di permanenza nell’Aia. L’ex osservatore di serie A, visibilmente emozionato, è ancora oggi sempre presente e disponibile al confronto e al consiglio . Per la serie: avere i capelli bianchi e non sentirlo.

foto in evidenza: Il Presidente CRA Sergio Zuccolini e il Presidente della Sezione di Parma Fausto Avanzini

foto 1: la sala della riunione

foto 2: Sergio Zuccolini durante l’intervento

foto 3: Sergio Zuccolini consegna a Giuliano Tartarotti la pergamena per i suoi 50 anni di Associazione

foto 4: Sergio Zuccolini consegna a Paolo Bitonti il premio sezionale “Nando Orsi”