Sez. di Lugo
Rizzoli si racconta: Tutti gli episodi decisivi della mia carriera

Ha riscosso grande successo la serata dedicata alla figura dell’arbitro, presso il centro civico di Giovecca di Lugo. Con passione e trasporto, Nicola Rizzoli ha parlato della sua vita raccontando aneddoti ed esperienze vissute dentro e fuori dai campi di calcio italiani ed esteri, incalzato dalle domande di Cristian Zanzi, presidente della sezione arbitri di Lugo.

Il “Campione del mondo” degli arbitri Nicola Rizzoli ha presentato il suo libro “Che gusto c’è a fare l’arbitro: il calcio senza il pallone tra i piedi” (ed. Rizzoli) e si è raccontato svelando i segreti che rendono grande uno sportivo. L’importanza della preparazione atletica e tecnica fino alla gestione  dei rapporti in campo.

Comprendere meglio quanto è complicato il ruolo dell’arbitro, la sua “solitudine” in campo ed il poco tempo che ha – ogni volta -per  prendere delle decisioni che possono cambiare le sorti di un match.

Il fischietto bolognese ha ripercorso tutta la sua carriera, ricca di storie, retroscena, fatti e momenti particolari. Descrivendo i grandi eventi sportivi con l’ottica di chi li ha vissuti in prima persona, arrivando infine a svelare tutto ciò che gli è passato per la mente nello scendere in campo. Partendo dal momento più alto per tornare indietro, fino agli esordi. Un percorso lungo quasi trent’anni, iniziato dai campetti di provincia fino alla finale degli ultimi Mondiali Germania-Argentina.

E’ stata un’occasione per far conoscere tutti gli aspetti, e sono tantissimi, di una passione “unica” forse ancora più forte di chi aspira a diventare un calciatore di serie A. Vera, genuina e che merita rispetto, quella parola sconosciuta a chi va a vedere le partite, magari tra due squadre di ragazzi, che considera “un nemico” chi si muova in campo con un fischietto. Quasi tutti quelli che parlano di calcio, hanno giocato a pallone almeno una volta nella vita, ma quasi tutti quelli che parlano di arbitri non hanno mai arbitrato una partita.

Sentirsi arbitri è differente dall’essere arbitri. Sentirsi arbitri significa anche gioire per le soddisfazioni dei colleghi, ben consapevoli dei tanti sacrifici e delle enormi pressioni che si è costretti a sopportare giornalmente. La finale dei Mondiali in Brasile ha rappresentato un momento di emozione che solo chi si sente arbitro può comprendere poiché si è trattato del coronamento di un lunghissimo percorso di cui quasi nessuno è a conoscenza.

Un’esperienza indimenticabile per i giovani arbitri che hanno avuto l’opportunità di conoscere un loro punto di riferimento ed una persona di grandissimo spessore.