“La formazione dell’arbitro dall’O.T.S. alle categorie nazionali”

“La formazione dell’arbitro dall’O.T.S. alle categorie nazionali”. E’ stato questo il filo conduttore dell’incontro svoltosi presso la sezione di Parma. Dal direttore di gara che muove i suoi primi passi a quello che arriva alle porte delle più importanti categorie nazionali. A relazionare sul tema, introdotto dal presidente Alberto Boschi, due membri della Commissione Arbitri Interregionale: Michele Cavarretta (ex fischietto che debuttò quasi una decina di anni fa nella massima serie) e Luigi Stella, coordinatore degli osservatori. Il giovane dirigente trapanese si è soffermato soprattutto sull’atteggiamento, non solo tecnico ma anche e soprattutto mentale, che l’arbitro deve avere prima e durante la gara. “E’ importante curare i particolari, non lasciare nulla all’improvvisazione, perché di fronte abbiamo squadre che sono sempre più preparate, che si allenano e tengono spesso un ritmo alto per novanta minuti. Per stare al passo con quello che non l’organo tecnico ma il gioco richiede è necessario sacrificarsi, impegnarsi, magari arrabbiarsi se le cose non vanno nella maniera sperata. Però, consentitemelo, il sorriso non deve mai mancare sia perché la nostra è una passione e sia perché se si è positivi, ottimisti, si accetta con maggiore serenità l’errore e anzi si trae da esso nuova linfa per continuare e migliorarsi”. Una visione approfondita, con tanto di filmati, è stata dedicata al comportamento in campo. “Rimanere sempre concentrati è difficile, ma necessario: serve un movimento adeguato alla tattica adottata dalle squadre, ecco perché l’arbitro deve sapere di calcio e non intendo solo di regolamento. Bisogna avere la capacità di recepire comportamenti subdoli da parte dei calciatori più smaliziati e comprendere quando la gara sale o scende di tono. Non si tratta di soffermarsi sull’episodio ma sull’atteggiamento tenuto verso esso dall’arbitro. E poi, onestamente, l’obiettivo non può essere quello di essere uniformi tra noi, sarebbe l’ideale, ma forse è utopistico. Più verosimile è essere uniformi con noi stessi durante la stessa gara: eppure spesso siamo lontani da questa che sembrerebbe un’ovvietà”. Luigi Stella, invece, ha parlato di osservatori, di cosa si aspetta un organo tecnico da una relazione. “Non ci serve una descrizione della partita, non siamo giornalisti ma tecnici. Agli arbitri non occorre una mera sottolineatura dell’errore ma anche e soprattutto un consiglio che serva da correttivo, altrimenti formazione e crescita vanno a farsi benedire. L’osservatore secondo me non è uno psicologo, deve essere chiaro e anche crudo se serve, dire quello che ha visto e sbilanciarsi se necessario”. Una precisazione sul voto. “Credo si debba smitizzare la relazione, noi cerchiamo osservatori che ci raccontino dell’arbitro, che abbiamo argomentazioni in un colloquio costruttivo e che non si riduca ad un elenco di “Bene-Male”. Inutile girarci intorno, il voto è importante, soprattutto per quanto concerne la futuribilità. Credo che la visione del ruolo ultimamente sia cambiata e non si può rimanere ancorati alle concezioni di dieci o venti anni fa. Anche per questo la formazione sugli osservatori è importante: sono loro i nostri occhi su molti campi e vogliamo che siano affidabili perché anche da questo dipende il futuro degli arbitri”.

foto 1 e 2: Cavarretta e Stella durante i loro interventi

DSC_3911DSC_3902

Stella e Cavarretta con il presidente Boschi, arbitri e osservatore della CAI

Stella e Cavarretta con il presidente Boschi, arbitri e osservatore della CAI