A Parma Paolo Mazzoleni: “L’errore è un compagno di viaggio”

L’ospite è di quelli che possono raccontare. Paolo Mazzoleni è da anni alla CAN e da quattro anni è incluso anche nelle liste  della F.I.F.A.. E’ piacevole vederlo parlare davanti ai tanti arbitri parmensi che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Il Presidente Alberto Boschi fa gli onori di casa in una nota struttura alberghiera cittadina. “Questa sera abbiamo una grande opportunità cioè quella di ascoltare chi vive, ogni domenica, la realtà della serie A e che ha compiuto una scalata importante per arrivarci”. Mazzoleni sfodera un invidiabile eloquio condito da qualche battuta per strappare un sorriso a chi lo ascolta con molto interesse. “Mi fa piacere essere qui perché nelle sezioni si semina il domani garantendo continuità alla nostra associazione. Guardate, non serve essere eroi o superuomini per fare l’arbitro, ci vuole anzitutto il piacere di divertirsi. Dirigere una gara, per quanto impegnativo possa essere, è sempre un hobby e non si può farlo sbuffando. Iniziare ad indossare questa divisa è come intraprendere un viaggio di cui si conosce l’inizio ma non la fine. E’ fatto di tappe non programmate, ma costruite tutti i giorni, con pazienza e prendendo il buono anche dalle giornate no, quando tutto sembra andare male”. La preparazione tecnica e quella atletica sono i cardini  dell’arbitro moderno. “Molto è cambiato da quando, nel 1991, ho frequentato il corso. Oggi non puoi permetterti di improvvisare neanche nelle categorie minori, figuriamoci ai massimi livelli. L’arbitro è un atleta a tutti gli effetti, non è qualcuno che fa sport in modo diverso come si diceva una volta. Essere vicini all’azione e conoscere alla perfezione le regole sono condizioni imprescindibili per chi vuole fare molta strada nel viaggio di cui parlavo prima. Anche ai raduni europei si fanno i quiz: non si tratta di essere pignoli o tecnici del teorico, ma nessuno può essere colto di sorpresa da una particolare situazione di gioco, anche da quella scarsamente prevedibile. I dettagli vanno curati, ma questo è un principio valido sempre, dalla serie A ai dilettanti”. Non poteva mancare una finestra sull’esperienza internazionale. “Confrontarsi con i migliori arbitri europei e frequentare gli stadi di altri Paesi è una fortuna incredibile, un’occasione di crescita unica e uno stimolo enorme a fare meglio. Devo dire che la figura dell’arbitro italiano è generalmente rispettata poiché vista come garanzia di imparzialità e competenza. La mentalità è spesso diversa rispetto a quella nostrana e più incline alla tolleranza verso l’errore che, non dimentichiamolo, è un compagno di viaggio dell’arbitro”. Un auspicio prima delle domande e delle foto di rito. “Sarebbe bello se sparissero le notizie di violenza dalle cronache calcistiche. Come è possibile che ragazzi di 16-18 anni rischino la propria incolumità per praticare un puro e semplice divertimento? Occorre tenere altissima la guardia su questo ed essere uniti perché se i ragazzi giovani si allontanano non c’è futuro per l’associazione. Senza arbitro non si gioca”.