Parma: una serata speciale con il Presidente AIA

La sezione di Parma indossa l’abito della festa e accoglie il Presidente Marcello Nicchi, che torna nella stessa sede inaugurata qualche anno fa. La sala riunioni è gremita da arbitri e dirigenti che idealmente attraversano un impressionante arco temporale: si va da Alberto Michelotti e Dino Sozzi al ragazzo che ha appena sostenuto gli esami. A fare gli onori di casa Boschi, felice per risposta degli associati. “Un enorme piacere ospitare Nicchi questa sera. A mio parere il Presidente merita un grande elogio per avere saputo cambiare l’A.I.A. in quello che serviva, dalla sua informatizzazione al portare in Consiglio Federale il problema della violenza, a dargli la giusta attenzione”. Nicchi parla a braccio, il suo discorso tocca vari punti ed è rivolto a tutti gli arbitri, senza alcuna distinzione. “Mi fa piacere di essere qui con voi, l’A.I.A. è la casa di certi valori, di chi vuole imparare a rispettare a far rispettare le regole del gioco. Ringrazio Alberto per avere offerto tempo ed esperienza alla sua sezione. Un gesto di coraggio e di amore. Perché essere arbitri oggi è sentire soprattutto il vincolo di condivisione di determinate idee, farsi portatori di comportamenti etici che devono risultare irreprensibili agli occhi degli altri. Soprattutto, abbiamo il dovere di fare gruppo perché nessun singolo può raggiungere grandi risultati senza non solo una preparazione ma anche una famiglia arbitrale che lo spinge e lo supporta nei momenti di difficoltà”. La passione è uno dei motivi ricorrenti nell’intervento. “Noi siamo quelli che in 15 minuti portano l’arbitro sul campo di periferia permettendo la disputa di migliaia di gare. Un mondo enorme che senza la nostra presenza crollerebbe all’istante. Per questo ribadisco il mio totale e forte no ad una spending review che abbia come oggetto i rimborsi dei ragazzi. E’ vero che c’è la crisi,ma siamo in difficoltà tutti. Però lo dico con estrema chiarezza: i tagli vanno fatti in modo intelligente altrimenti non saremo più in grado di garantire il nostro servizio e poi ognuno si dovrà prendere le sue responsabilità. In un contesto che dipende sempre di più dagli introiti (notevoli) dei diritti televisivi, non accettiamo che si vada a toccare quello che è destinato alla crescita e formazione delle nuove leve”. Un profondo sguardo alla figura arbitrale odierna. “Anche nelle categorie minori non è più possibile improvvisare. La gara è fatta di tre tempi e quello fondamentale è dedicato alla preparazione, alla conoscenza di chi si ha di fronte. I calciatori capiscono subito che tipo di arbitro incontrano e noi dobbiamo stare bene con il fisico e con la testa. Essere sereni, capaci di portare anche un sorriso in un mondo che è, paradossalmente, diventato serioso. Voglio anche chiarire che l’A.I.A., le sezioni, saranno sempre con voi e vi spalleggeranno se qualcuno supererà i limiti consentiti. Non sentitevi mai soli e se tenete davvero a questa associazione vivetela come una seconda famiglia. Abbiamo una moltitudine di culture e di mentalità che in pochi possono vantare e in questo ambiente, cari giovani, non potrete che crescere bene”. Il motto come finale. “Non vi preoccupate se oggi qualcuno non vi ama. Vivete con entusiasmo la vostra avventura e ricordate che chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola”.

 

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