Stefano Farina ospite nella sezione di Parma

Fischietto con all’attivo oltre 200 gare in A, arbitro Elite UEFA, oggi a capo della CAN-B e apprezzato dirigente dell’associazione. Parole che, pur se incisive, non bastano per descrivere il curriculum di Stefano Farina. Soprattutto, non rendono giustizia alla sua capacità di comunicare, degna di non solo di un tecnico ma anche di un grande motivatore, come ha dimostrando parlando ai ragazzi del corso arbitri. Nella riunione tenuta a Parma di fronte ad una sala gremita, Farina, dopo il saluto del presidente Alberto Boschi, ha toccato molti punti dell’arbitraggio, da quelli tecnici alla leva del desiderio personale che non può mancare se si vuole davvero fare strada. Le prime parole sono per la serie B. “E’ un campionato difficile da dirigere, le squadre non hanno chiaramente il livello tecnico della massima serie, ma l’agonismo non manca. Tutti ci tengono a vincere, specie in un’annata dove la classifica è molto corta e figlia di un grande equilibrio. A noi, comunque, non interessa semplicemente gestire il campionato, ma scoprire e conservare talenti, cercare conferme da trasmettere alla categoria superiore, la serie A. L’errore più grosso che può fare un organo tecnico è quello di bruciare l’arbitro, affrettarne troppo i passi introducendolo in un contesto per il quale non è pronto”. Poi il riferimento al gruppo. “Quando si parla di squadra, bisogna dimostrarlo con i fatti. All’interno di questa comune esperienza, tutti devono essere in sana competizione con tutti, finalizzata a migliorare il livello generale valorizzando le qualità individuali.”. Quindi il discorso scivola sulla motivazione. “Non parliamo tanto a chi è nell’AIA per divertirsi, che pure ringraziamo. Il nostro investimento deve essere per tutti quei giovani che credono in questa attività, che vogliono crescere e non si spaventano di inseguire il loro salto di qualità. Noi dirigenti possiamo essere dei facilitatori, ma non possiamo sostituirci alla loro volontà e caparbietà. Arbitrare non è solo fare attività sportiva: ad ogni livello è una cosa seria, il contesto vede nel direttore di gara la figura che deve dare garanzie sul rispetto delle regole. E allora noi dobbiamo studiare, aggiornarci: non possiamo limitarci a guardare le partite come un tifoso qualsiasi, ma essere studiosi e cultori del gioco per trarne importanti informazioni. Gli arbitri e il calcio sono, in un certo senso, come la medicina sportiva e il doping: la prima deve sempre industriarsi e mettere in campo energie e risorse per avere la meglio sulla evoluzione, purtroppo continua, del secondo”. La serata è proseguita con la visione di molti filmati a scopo didattico: dalla condotta gravemente sleale, all’interpretazione dei vari casi di fuorigioco, visti alla luce dei mutati comportamenti delle squadre in campo. Farina, nel suo intervento, ha mischiato diversi ingredienti: il rigore tecnico, alcuni stimoli verbali degni di un esperto psicologo e improvvise battute che hanno strappato sorrisi e applausi. Risultato: tutti incollati alla sedia e la consapevolezza di essere usciti più ricchi di come si era entrati.

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